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La Primavera fuori. E dentro?

La primavera è arrivata e si sente nell'aria che cambia, nella luce che finalmente torna a farsi vedere e nelle giornate che non finiscono più. Eppure, nonostante fuori tutto sembri rigenerarsi, capita di sentirsi bloccati nelle solite abitudini, con gli stessi pensieri e quella stanchezza che non se ne va. Ci piace raccontarci che basti un cambio di stagione per svoltare, che il calore del sole o un po' di colore in giro siano la cura a tutto, ma la realtà è un po' meno poetica di così. La verità è che la primavera non riesce a entrarti dentro se non decidi di farle spazio, e noi, di spazio, non ne lasciamo proprio più. Siamo costantemente sommersi dalle notifiche, dal rumore e da mille piccole cose inutili che però ci sembrano tutte urgentissime. Il risultato è un contrasto strano: fuori fiorisce ogni cosa, mentre dentro di noi tutto resta fermo. Stare bene non è un processo automatico che scatta solo perché abbiamo girato la pagina del calendario. Succede piuttosto quand...

Resisti!

Un mi fari troppu mali,
ti imploro! 
Cu li to' ondi,
tu m'ha sempri carezzatu, ruci ruci.
Ma sta vota nun mi piaci!

Disse la Sicilia al suo mare.
E il mare, che spingeva e tirava, rispose:

Cara mia...un ne' mica mia la culpa!
Di sto ventu nun ci si po' fidari.
È nu turmentu!
Vulissi stari calmu, lisciu, chiattu
ma stu signuri, mi pari Harry lu chiamanu,
nun s'arrenni!
Vucia forti e si stramina
comu si vulissi astutari milli cannili!
Fa chiú dannu chi piaciri.
Io ci lu rissi: 
"unne mica u nostru annu!"
Amica mia, 
resisti..
natru pocu
ca quannu stu tiziu sa stancatu
comu vinni, sinni va'
e iu pozzu turnari ad allisciariti.

La Sicilia, ormai stretta nella morsa del ciclone, infine disse:

Stu distraziatu assai danni mi fici!
Ti custretti cu li to' onde 
a strappari alberi, sabbia e pici.
Speramu ca' prestu s'arrenne,
ca ni lassassi in paci!
Ahi..ahi chi sugnu stanca...
mi vulissi anticchia ripusari
e di li to' onde giuvari a frischizza.

Ma ora a resístiri.
Na' me vita resistivu a cosi chiú gravi!
Porti, stradi, alberi, costruzioni,
tinitivi forti a mia.
E quannu lu ventu s'arrenne,
virimu tutti li danni ca' ni fici.

Caro mari,
nun ti scurdari
ca’ sta terra
nun s’affunna,
mancu quannu trema.
Ma ora taci.
Ca’ puru li feriti
hannu bisognu
di silenzi.


 

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