Qualche giorno fa mi trovavo disteso sul mio SUP, lasciandomi cullare dal mare. Sopra di me, tre nuvole scorrevano nel cielo come se si rincorressero. Una raggiungeva l'altra, per un istante si confondevano, poi tornavano a separarsi. Si allungavano, si sovrapponevano, cambiavano forma. Sembravano carte nelle mani di un prestigiatore. Le mescolava il vento. Le guardavo cercando di seguirne i movimenti, quasi volessi capire quale sarebbe finita davanti, quale sarebbe scomparsa dietro le altre, quale forma avrebbero assunto un istante dopo. Poi ho pensato alla scrittura. Forse un narratore dovrebbe saper fare esattamente questo. Prendere gli elementi di una storia, mostrarli al lettore, mescolarli davanti ai suoi occhi e lasciargli credere, per un momento, di aver capito il trucco. Perché il prestigiatore non vince quando nasconde una carta ma quando ti convince di sapere dove si trova. Il lettore non legge soltanto. Prevede. Quando leggiamo una storia, facciamo qualcosa di molto più...
La leggenda narra di una giovane guerriera di nome Efeide, nata dal sangue dei Guardiani dei Boschi Sacri. Figlia degli antichi riti, custode del vento tra le foglie, ella crebbe ribelle e indomita. Ricercata dalla Legione degli Zatrari — esseri né uomini né bestie, dannati dalle atrocità che avevano osato compiere — Efeide attraversó una terra lacerata, dove il silenzio stesso pareva temere il loro passo. Fu nel cuore della fuga che il cielo si aprì, e un frammento di roccia ardente precipitò davanti a lei. Efeide lo raccolse e comprese: il fato le aveva consegnato un dono astrale, l’unica arma capace di spezzare il dominio degli Zatrari. Allora scelse la via del fuoco. Salì il fianco dell’Etna, il più antico dei vulcani, la montagna che respira come una creatura viva. Giunta al cratere, invocò Jeridea, Guardiana delle Fiamme. E quando gettò il meteorite nella gola del Vulcano, l’Etna ruggì. Dal cratere esplosero scintille titaniche: salirono verso il firmamento, si distesero com...