Qualche giorno fa mi trovavo disteso sul mio SUP, lasciandomi cullare dal mare. Sopra di me, tre nuvole scorrevano nel cielo come se si rincorressero. Una raggiungeva l'altra, per un istante si confondevano, poi tornavano a separarsi. Si allungavano, si sovrapponevano, cambiavano forma. Sembravano carte nelle mani di un prestigiatore. Le mescolava il vento. Le guardavo cercando di seguirne i movimenti, quasi volessi capire quale sarebbe finita davanti, quale sarebbe scomparsa dietro le altre, quale forma avrebbero assunto un istante dopo. Poi ho pensato alla scrittura. Forse un narratore dovrebbe saper fare esattamente questo. Prendere gli elementi di una storia, mostrarli al lettore, mescolarli davanti ai suoi occhi e lasciargli credere, per un momento, di aver capito il trucco. Perché il prestigiatore non vince quando nasconde una carta ma quando ti convince di sapere dove si trova. Il lettore non legge soltanto. Prevede. Quando leggiamo una storia, facciamo qualcosa di molto più...
Ciao. Ti stavo aspettando. Ti ho riservato un posto. Cosa bevi? Ottima scelta. Barista… due. Anche tu da queste parti? Eh, lo so. Ogni tanto succede. Ci perdiamo… e poi, senza sapere come, ci ritroviamo. È strano, vero? Passa così tanto tempo che finiamo per sembrare sconosciuti. E dimmi… cosa hai fatto in tutti questi anni? Io? Ho fatto quello che faccio sempre. Ho costruito mondi che non esistono… per provare a capire meglio quello che esiste. Tipo questo. Che dici… ti piace? Ci sto lavorando. Non per farci stare tutti. Solo chi ha voglia di fermarsi davvero. Qui non si passa per caso. O meglio… ci si passa. Ma poi si resta solo se qualcosa dentro si muove. Io scrivo quello che sento. Senza filtri, senza fretta. Se ti va… resta. Altrimenti beviamo e basta. Buona vita!