Da febbraio lavoro al mio primo romanzo. È un'avventura che non mi lascia mai davvero, dal giorno in cui l'ho immaginata per la prima volta. Scrivo. Studio. Cancello. Riscrivo. Poi studio ancora. Rifletto. Lascio sedimentare le idee. Come si dice dalle mie parti, bisogna far "appattare la settanta". Non è mai facile. Mi mancavano gli ultimi due capitoli. I più complessi da pensare e da scrivere dell'intero romanzo. Il cerchio l'ho aperto io, e adesso devo essere io a chiuderlo. Non a caso. Non con un deus ex machina. Non con una soluzione comoda. Deve esserci una logica. Una conseguenza naturale di tutto ciò che è accaduto prima. Eppure qualcosa mi sfuggiva. Lo sentivo. Quando ti ritrovi in un labirinto costruito dalla tua stessa fantasia, e quel labirinto pretende di avere una sua coerenza, esiste un solo modo per uscirne: fare domande. Tante domande. E per ognuna trovare una risposta. Per fortuna, stavolta è successo. Dove? Sotto la doccia. L'acqua ha un...
A volte i pensieri fanno troppo rumore.
Arrivano quando meno te lo aspetti: mentre lavori, mentre provi a concentrarti, mentre stai per addormentarti.
Oppure nel cuore della notte.
È da qui che nasce Momo e Bea, una piccola serie illustrata che racconta con leggerezza una cosa che tutti conosciamo molto bene: il dialogo continuo con i nostri pensieri.
Solo che, in questa storia, i pensieri non restano nella testa.
Lavora in una libreria, circondata da storie, parole e silenzi.
Ama i libri perché nei libri i pensieri trovano ordine.
Nella vita reale… molto meno.
Come molte persone, Bea pensa troppo.
Pensa alle cose da fare, a quelle che ha detto, a quelle che avrebbe voluto dire.
Sono storie leggere, ma parlano di qualcosa che tutti conosciamo: la fatica di spegnere la testa per un attimo.
Arrivano quando meno te lo aspetti: mentre lavori, mentre provi a concentrarti, mentre stai per addormentarti.
Oppure nel cuore della notte.
È da qui che nasce Momo e Bea, una piccola serie illustrata che racconta con leggerezza una cosa che tutti conosciamo molto bene: il dialogo continuo con i nostri pensieri.
Solo che, in questa storia, i pensieri non restano nella testa.
Prendono forma e diventano Momo.
Bea
è una ragazza semplice, gentile, un po’ sognatrice.Lavora in una libreria, circondata da storie, parole e silenzi.
Ama i libri perché nei libri i pensieri trovano ordine.
Nella vita reale… molto meno.
Come molte persone, Bea pensa troppo.
Pensa alle cose da fare, a quelle che ha detto, a quelle che avrebbe voluto dire.
Momo
è piccolo, nero, rotondo e con due occhi enormi.
Non parla spesso ma quando parla, di solito dice esattamente la cosa che Bea non vorrebbe sentire.
Momo è ironico.
A volte fastidioso.
A volte incredibilmente lucido.
È semplicemente un pensiero che non se ne vuole andare.
Una serie sui pensieri
“Momo e Bea” è una serie di brevi vignette che raccontano piccoli momenti della vita quotidiana.Sono storie leggere, ma parlano di qualcosa che tutti conosciamo: la fatica di spegnere la testa per un attimo.
Perché Momo esiste
Perché i pensieri non sono sempre nostri nemici.
A volte sono solo un po’ invadenti e forse il modo migliore per conviverci è stare ad ascoltarli.
Non per combatterli ma per imparare a sorridere. Anche quando compaiono sul comodino alle tre di notte.
Benvenuti nel mondo di

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