Si dice che quando si fissa una stella, essa si muova. È vero o almeno così mi è sembrato. La notte tra il 12 e il 13 agosto ho abbracciato il cielo, dopo tanto tempo. Lontano dalla città e dalle sue luci, mi sono disteso su una sdraio, come fosse un lettino. Gli occhi alla ricerca della prossima stella cadente e un paio di desideri sempre accesi, pronti per essere spesi. Ogni tanto una scia attraversava il cielo. Rapida. Il tempo di accorgermene e si era già spenta. Così ho cominciato a fare una cosa che non facevo da molti anni: ho scelto una stella e l'ho fissata Era luminosa. Più delle altre e mi è sembrato che si muovesse. Poi mi sono ricordato che lo facevo anche da bambino. Allora, però, non sapevo cosa fossero davvero le stelle cadenti. Tutti le chiamavano stelle cadenti, perciò pensavo fossero stelle. Durante le notti d'agosto ne sceglievo una particolarmente bella, la fissavo e speravo che cadesse. Non volevo vedere una qualunque stella cadente. Volevo che cadesse ...
A volte i pensieri fanno troppo rumore.
Arrivano quando meno te lo aspetti: mentre lavori, mentre provi a concentrarti, mentre stai per addormentarti.
Oppure nel cuore della notte.
È da qui che nasce Momo e Bea, una piccola serie illustrata che racconta con leggerezza una cosa che tutti conosciamo molto bene: il dialogo continuo con i nostri pensieri.
Solo che, in questa storia, i pensieri non restano nella testa.
Lavora in una libreria, circondata da storie, parole e silenzi.
Ama i libri perché nei libri i pensieri trovano ordine.
Nella vita reale… molto meno.
Come molte persone, Bea pensa troppo.
Pensa alle cose da fare, a quelle che ha detto, a quelle che avrebbe voluto dire.
Sono storie leggere, ma parlano di qualcosa che tutti conosciamo: la fatica di spegnere la testa per un attimo.
Arrivano quando meno te lo aspetti: mentre lavori, mentre provi a concentrarti, mentre stai per addormentarti.
Oppure nel cuore della notte.
È da qui che nasce Momo e Bea, una piccola serie illustrata che racconta con leggerezza una cosa che tutti conosciamo molto bene: il dialogo continuo con i nostri pensieri.
Solo che, in questa storia, i pensieri non restano nella testa.
Prendono forma e diventano Momo.
Bea
è una ragazza semplice, gentile, un po’ sognatrice.Lavora in una libreria, circondata da storie, parole e silenzi.
Ama i libri perché nei libri i pensieri trovano ordine.
Nella vita reale… molto meno.
Come molte persone, Bea pensa troppo.
Pensa alle cose da fare, a quelle che ha detto, a quelle che avrebbe voluto dire.
Momo
è piccolo, nero, rotondo e con due occhi enormi.
Non parla spesso ma quando parla, di solito dice esattamente la cosa che Bea non vorrebbe sentire.
Momo è ironico.
A volte fastidioso.
A volte incredibilmente lucido.
È semplicemente un pensiero che non se ne vuole andare.
Una serie sui pensieri
“Momo e Bea” è una serie di brevi vignette che raccontano piccoli momenti della vita quotidiana.Sono storie leggere, ma parlano di qualcosa che tutti conosciamo: la fatica di spegnere la testa per un attimo.
Perché Momo esiste
Perché i pensieri non sono sempre nostri nemici.
A volte sono solo un po’ invadenti e forse il modo migliore per conviverci è stare ad ascoltarli.
Non per combatterli ma per imparare a sorridere. Anche quando compaiono sul comodino alle tre di notte.
Benvenuti nel mondo di

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