Il vecchio artigiano posò la penna, osservando l'inchiostro ancora fresco sulla pergamena.
«Le parole sono l'unica cosa che non sbiadisce quando cala il buio» sussurrò, quasi a voler convincere se stesso.
Non cercava la gloria, ma solo un varco nel tempo che permettesse a qualcun altro di trovarlo.
La scrittura mi ha trovato presto
Alle elementari, quando un tema in classe diventava un varco, io entravo in un mondo nuovo mentre gli altri lo temevano. Ho iniziato con racconti brevi, poi è arrivata la poesia. Non quella delle antologie scolastiche, ma quella che nasce dentro e chiede di uscire, anche quando non sei pronto.
Scrivo per lasciare tracce. Non per essere ricordato, ma per non andare perduto. Ho fame di parole, di ispirazioni, di emozioni che resistano al tempo. Scrivere è il mio modo di consegnarle a chi verrà dopo.
Un percorso in evoluzione
Nel tempo, questo cammino si è trasformato. Dai primi racconti sono passato alla poesia, fino ad avvicinarmi alla saggistica su temi di interesse sociale, legati all’attenzione, alla consapevolezza e al modo in cui viviamo il presente. Oggi porto avanti anche un progetto narrativo nel genere fantasy, dove immaginazione e introspezione si incontrano.
L'approccio artigianale
La mia scrittura nasce da un bisogno autentico, ovvero osservare il mondo con uno sguardo più profondo, coglierne le contraddizioni e le possibilità. Affronto ogni progetto con un metodo rigoroso, cercando precisione, ritmo e significato.
Non mi interessa la superficie, mi interessano le storie che restano. Quelle che, in qualche modo, cambiano qualcosa, anche solo di poco, in chi le incontra.
Scrivo perché alcune cose, se non le scrivi, si perdono.
Io non voglio perderle. Io non voglio perdermi.
Voglio trovarmi, trovarti.
Francesco Aurilio
