Si dice che quando si fissa una stella, essa si muova. È vero o almeno così mi è sembrato. La notte tra il 12 e il 13 agosto ho abbracciato il cielo, dopo tanto tempo. Lontano dalla città e dalle sue luci, mi sono disteso su una sdraio, come fosse un lettino. Gli occhi alla ricerca della prossima stella cadente e un paio di desideri sempre accesi, pronti per essere spesi. Ogni tanto una scia attraversava il cielo. Rapida. Il tempo di accorgermene e si era già spenta. Così ho cominciato a fare una cosa che non facevo da molti anni: ho scelto una stella e l'ho fissata Era luminosa. Più delle altre e mi è sembrato che si muovesse. Poi mi sono ricordato che lo facevo anche da bambino. Allora, però, non sapevo cosa fossero davvero le stelle cadenti. Tutti le chiamavano stelle cadenti, perciò pensavo fossero stelle. Durante le notti d'agosto ne sceglievo una particolarmente bella, la fissavo e speravo che cadesse. Non volevo vedere una qualunque stella cadente. Volevo che cadesse ...
«È tempo di fare spazio e di riempire col vuoto la distanza che ci divide, cosi posso avvicinarmi a te alla velocità della luce.» disse Universo.
«Tutto ciò non ha senso poiché se farai spazio, sarò destinata ad allontanarmi sempre più.» rispose Stella.
«E io diventerò un orizzonte degli eventi», disse allora Universo, «così che nulla di ciò che emani possa più sfuggirmi».
«Ma se diventi un orizzonte», sussurrò Stella, «io smetterò di brillare per gli altri e brillerò solo nel tuo buio, fino a spegnermi».
«Esatto», concluse Universo, «finalmente non sarai più una luce nel vuoto che non scalda, ma la luce del mio buio che si infiamma in un attimo e diviene eterno».

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