Ero in macchina. Stavo guidando. Non ricordo dove stessi andando di preciso. Mentre guido mi faccio parecchie domande. Tra le tante, quella che mi ha fatto riflettere è stata: "Se sapessi che il mio prossimo romanzo verrà letto da appena cento persone, lo scriverei comunque?" Non ho risposto subito. Poi ho tratto la seguente conclusione: Il fatto che l'uomo non possa prevedere il futuro è un dono. Non il contrario. Se sapessi con certezza che il romanzo sarà letto da cento persone, potrei anche decidere di non scriverlo. Se sapessi con certezza che venderà un milione di copie, rischierei di scriverlo per il motivo sbagliato. Il fatto che io non possa conoscere il futuro mi lascia una sola cosa: la possibilità . Ogni pagina che scrivo è una scommessa contro l'ignoto. E, in fondo, è proprio così che funziona la narrativa. Un personaggio parte per un viaggio perché non sa come finirà. Se conoscesse già ogni risposta, non esisterebbe alcuna storia. Se Tolkien avesse ri...
Si racconta che il primo a scrivere storie fosse un uomo a cui la propria vita stava stretta. Forse era stato tradito. Forse non era mai stato amato. O forse nessuno lo aveva mai visto davvero. Così inventò qualcuno che fosse migliore di lui. Gli diede coraggio quando lui aveva paura. Gli fece vincere ogni battaglia. Gli regalò il rispetto che non aveva mai ricevuto e l'amore che aveva sempre cercato. Quando terminò il racconto, sorrise. Finalmente esisteva un uomo capace di vivere la vita che lui aveva soltanto immaginato. Ma il primo lettore, dopo aver chiuso l'ultima pagina, gli disse: «Quale uomo attraversa il mondo senza essere sconfitto almeno una volta?» Un altro aggiunse: «Non sembra vivo. Sembra una macchina.» Quelle parole gli rimasero addosso più delle lodi che non aveva mai ricevuto. Passò molto tempo senza scrivere. Finché un giorno qualcuno bussò alla sua porta. Era un'anziana donna. Non disse il suo nome. Posò sul tavolo un foglio bianco, una piuma e un calam...