Cronache del Ciclo Perduto — Frammento I Ciclo cosmico: 125 L’universo era giunto al termine del suo centoventicinquesimo ciclo. Il cielo non si spezzava mai. Eppure cedeva, ancora. L’ultimo strappo tremava, sospeso tra esistenza e silenzio, come una ferita che non voleva guarire. Qualcosa, dall’altra parte, premeva ma non voleva entrare. Forse per ricominciare. Il collasso non fu un’esplosione. Fu un respiro trattenuto troppo a lungo che finalmente si lasciò andare. I Custodi del Ciclo, coloro che vegliavano senza più ricordare perché, udirono il mutamento prima di vederlo. Compresero il motivo. Non con la mente o con la logica ma con ciò che resta quando ogni spiegazione si arrende. Il ciclo stava per finire. Quello era l’ultimo strappo. In quel vuoto che si richiudeva su sé stesso nacque qualcosa: l’alba della nuova notte. Fu allora che i Custodi o ciò che ne rimaneva di loro, pronunciarono l’unica frase che attraversò il ...
Ciao. Ti stavo aspettando. Ti ho riservato un posto. Cosa bevi? Ottima scelta. Barista… due. Anche tu da queste parti? Eh, lo so. Ogni tanto succede. Ci perdiamo… e poi, senza sapere come, ci ritroviamo. È strano, vero? Passa così tanto tempo che finiamo per sembrare sconosciuti. E dimmi… cosa hai fatto in tutti questi anni? Io? Ho fatto quello che faccio sempre. Ho costruito mondi che non esistono… per provare a capire meglio quello che esiste. Tipo questo. Che dici… ti piace? Ci sto lavorando. Non per farci stare tutti. Solo chi ha voglia di fermarsi davvero. Qui non si passa per caso. O meglio… ci si passa. Ma poi si resta solo se qualcosa dentro si muove. Io scrivo quello che sento. Senza filtri, senza fretta. Se ti va… resta. Altrimenti beviamo e basta. Buona vita!