Si racconta che il primo a scrivere storie fosse un uomo a cui la propria vita stava stretta. Forse era stato tradito. Forse non era mai stato amato. O forse nessuno lo aveva mai visto davvero. Così inventò qualcuno che fosse migliore di lui. Gli diede coraggio quando lui aveva paura. Gli fece vincere ogni battaglia. Gli regalò il rispetto che non aveva mai ricevuto e l'amore che aveva sempre cercato. Quando terminò il racconto, sorrise. Finalmente esisteva un uomo capace di vivere la vita che lui aveva soltanto immaginato. Ma il primo lettore, dopo aver chiuso l'ultima pagina, gli disse: «Quale uomo attraversa il mondo senza essere sconfitto almeno una volta?» Un altro aggiunse: «Non sembra vivo. Sembra una macchina.» Quelle parole gli rimasero addosso più delle lodi che non aveva mai ricevuto. Passò molto tempo senza scrivere. Finché un giorno qualcuno bussò alla sua porta. Era un'anziana donna. Non disse il suo nome. Posò sul tavolo un foglio bianco, una piuma e un calam...
Camminavo per la strada. Un passo dopo l'altro. Il caos della città faceva vibrare i palazzi. I grattacieli più alti, Facebook, Instagram, TikTok, illuminavano la notte. Ai loro piedi, la folla gridava. — Prendimi! — Scegli me! — Io! Io! Si accalcavano, si contorcevano, si fondevano fino a sembrare un'unica massa senza volto. Senza nome. Dai palazzi più bassi entravano e uscivano figure dal volto nascosto. Osservavano. Aspettavano. Tutti cercavano qualcosa. Tutti volevano qualcosa. Fu allora che una presenza si fermò davanti a me. Indossava un abito scuro. Il volto era indefinito. Mi fissò e disse: — Dammi una possibilità. Mi scostai. Non mi fidavo. La figura non si mosse. — Prima o poi tornerai. Proseguii senza voltarmi. Un brivido mi scosse la schiena. Fu allora che capii. Era il futuro. E se l'avessi compreso allora, gli avrei risposto di sì. Perché una possibilità a sé stessi non si dovrebbe negare mai. Il passato potrebbe rimpiangerlo. Tu lo vorresti?