Si racconta che il primo a scrivere storie fosse un uomo a cui la propria vita stava stretta. Forse era stato tradito. Forse non era mai stato amato. O forse nessuno lo aveva mai visto davvero. Così inventò qualcuno che fosse migliore di lui. Gli diede coraggio quando lui aveva paura. Gli fece vincere ogni battaglia. Gli regalò il rispetto che non aveva mai ricevuto e l'amore che aveva sempre cercato. Quando terminò il racconto, sorrise. Finalmente esisteva un uomo capace di vivere la vita che lui aveva soltanto immaginato. Ma il primo lettore, dopo aver chiuso l'ultima pagina, gli disse: «Quale uomo attraversa il mondo senza essere sconfitto almeno una volta?» Un altro aggiunse: «Non sembra vivo. Sembra una macchina.» Quelle parole gli rimasero addosso più delle lodi che non aveva mai ricevuto. Passò molto tempo senza scrivere. Finché un giorno qualcuno bussò alla sua porta. Era un'anziana donna. Non disse il suo nome. Posò sul tavolo un foglio bianco, una piuma e un calam...
«Il futuro non appartiene a chi scrive libri, ma a chi custodisce il fuoco della narrazione e lo trasforma in luce per gli altri.»
A te che mi leggi. Vorrei offrirti un luogo quieto, anche solo per qualche pagina. Accendere una luce, custodirla insieme, e camminare tra sentieri che forse non conosciamo ancora, ma che vale la pena esplorare.
A te che mi leggi. Affacciati con me a questa finestra. Lascia che, pagina dopo pagina, prendano forma storie, città e destini e che per un momento il mondo fuori resti in silenzio.
Sto creando, trasformando, modellando. Mi piacerebbe saperti qui, presente, con la curiosità accesa e il desiderio di scoprire ciò che ancora non ha forma.
Allora vieni: il viaggio comincia adesso. Non sei qui per caso.


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