Cronache del Ciclo Perduto — Frammento I Ciclo cosmico: 125 L’universo era giunto al termine del suo centoventicinquesimo ciclo. Il cielo non si spezzava mai. Eppure cedeva, ancora. L’ultimo strappo tremava, sospeso tra esistenza e silenzio, come una ferita che non voleva guarire. Qualcosa, dall’altra parte, premeva ma non voleva entrare. Forse per ricominciare. Il collasso non fu un’esplosione. Fu un respiro trattenuto troppo a lungo che finalmente si lasciò andare. I Custodi del Ciclo, coloro che vegliavano senza più ricordare perché, udirono il mutamento prima di vederlo. Compresero il motivo. Non con la mente o con la logica ma con ciò che resta quando ogni spiegazione si arrende. Il ciclo stava per finire. Quello era l’ultimo strappo. In quel vuoto che si richiudeva su sé stesso nacque qualcosa: l’alba della nuova notte. Fu allora che i Custodi o ciò che ne rimaneva di loro, pronunciarono l’unica frase che attraversò il ...
Stasera non seguitemi. Lasciate che il mio passo si perda da solo. Stasera non seguitemi. Lasciate che la mia voce resti sospesa nel silenzio. Stasera non seguitemi. Lasciate a me, solo a me, tutti i sogni del mondo. Stasera non seguitemi, lasciate che sia io a seguire voi. Nota d’autore “Stasera non seguitemi” nasce dal bisogno di una pausa, di un angolo d’ombra in cui ritrovare il proprio respiro senza doverlo condividere per forza. Non c’è rabbia in quella richiesta, né distanza ostile: è un gesto gentile, quasi affettuoso, simile a quando si dice a qualcuno “lasciami un attimo, torno subito”. È il desiderio di camminare da soli per qualche passo, solo il tempo necessario per rimettere ordine dentro di sé, per poi tornare e ritrovare gli altri con uno sguardo più leggero.