Qualche giorno fa sono andato a una fiera quasi per caso. Non avevo programmato nulla. Ho incontrato una persona, le ho raccontato un mio progetto e da quella conversazione è nato qualcosa che non avrei mai potuto prevedere. Forse è anche per questo che oggi ho preso un aereo e sono arrivato fino a Mirano con una valigia, i miei libri e una scatola piena di piccoli messaggi in bottiglia. Ho pensato: chissà. Chissà chi incontrerò. Chissà chi prenderà in mano un mio libro. Chissà chi pescherà una Bottiglia. Chissà quale porta potrebbe aprirsi. Non è successo. Il pubblico era lì soprattutto per altro. Noi eravamo quattro autori, con i nostri libri su un tavolo, in un contesto che probabilmente non era quello giusto per noi. Per qualche ora ho pensato di aver fatto una cazzata. Poi stasera, seduto da solo davanti a una birra, ho ripensato a una persona. È rimasta con noi per buona parte della giornata. Ha comprato una copia di "È solo questione di Algoritmo?", mi ha chiesto una ...
Stasera non seguitemi. Lasciate che il mio passo si perda da solo. Stasera non seguitemi. Lasciate che la mia voce resti sospesa nel silenzio. Stasera non seguitemi. Lasciate a me, solo a me, tutti i sogni del mondo. Stasera non seguitemi, lasciate che sia io a seguire voi. Nota d’autore “Stasera non seguitemi” nasce dal bisogno di una pausa, di un angolo d’ombra in cui ritrovare il proprio respiro senza doverlo condividere per forza. Non c’è rabbia in quella richiesta, né distanza ostile: è un gesto gentile, quasi affettuoso, simile a quando si dice a qualcuno “lasciami un attimo, torno subito”. È il desiderio di camminare da soli per qualche passo, solo il tempo necessario per rimettere ordine dentro di sé, per poi tornare e ritrovare gli altri con uno sguardo più leggero.