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La Notte rotta

  Cronache del Ciclo Perduto — Frammento I Ciclo cosmico: 125   L’universo era giunto al termine del suo centoventicinquesimo ciclo. Il cielo non si spezzava mai. Eppure cedeva, ancora. L’ultimo strappo tremava, sospeso tra esistenza e silenzio, come una ferita che non voleva guarire. Qualcosa, dall’altra parte, premeva ma non voleva entrare. Forse per ricominciare. Il collasso non fu un’esplosione. Fu un respiro trattenuto troppo a lungo che finalmente si lasciò andare.   I Custodi del Ciclo, coloro che vegliavano senza più ricordare perché, udirono il mutamento prima di vederlo. Compresero il motivo. Non con la mente o con la logica ma con ciò che resta quando ogni spiegazione si arrende.   Il ciclo stava per finire. Quello era l’ultimo strappo. In quel vuoto che si richiudeva su sé stesso nacque qualcosa: l’alba della nuova notte. Fu allora che i Custodi o ciò che ne rimaneva di loro, pronunciarono l’unica frase che attraversò il ...

Un nuovo inizio, ogni giorno

La parola che speri di sentire, i tuoi occhi la stanno già leggendo.

È silenziosa, appagante, matura. 

È la stessa voce che ogni giorno, appena ti svegli, ti sussurra: oggi è un nuovo inizio.

Fai più di ieri, e avrai fatto abbastanza per domani.


A volte la parola che stiamo aspettando non arriva dall’esterno, ma da quello spazio silenzioso che vive dentro di noi. È una voce discreta, matura, che non chiede attenzione: semplicemente si fa trovare, come un promemoria gentile. Ci ricorda che ogni giorno è un nuovo inizio, e che non servono imprese straordinarie per costruire il domani: basta fare un po’ più di ieri. Un passo, un gesto, un pensiero migliore. Il valore non sta nella grandezza dell’azione, ma nella continuità dell’intento. E in quella voce che, senza mai urlare, ci ripete che possiamo ricominciare tutte le volte che serve.


Non cercarmi nel clamore,

io vivo nel respiro quieto.

Ogni mattino mi rinnovo,

non per comandare,

ma per accompagnare.

Sono il passo che cresce,

la misura che basta.


 

Rendi il tuo passo luce e saprà illuminare la strada

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 Benvenuto! Ci sono parole che non cercano pubblico, ma ascolto.   Ci sono storie che non iniziano con un incipit, ma con un respiro.   Questo blog nasce così: come uno spazio sospeso tra il detto e il non detto, tra il bisogno di scrivere e il silenzio che accompagna ogni parola. Mi chiamo Francesco Aurilio, ma qui non è il nome a contare.   È il viaggio.   Quello dello scrittore che annota, cancella, riscrive.   Quello del poeta che non cerca rime, ma verità.   Quello del lettore che si perde, e forse si ritrova. In questi diari troverete versi, frammenti, riflessioni.   A volte saranno bozzetti, altre volte confessioni.   Non prometto coerenza, ma presenza.   Non offro risposte, ma domande. Se siete qui, forse anche voi cercate qualcosa.   Una voce, un’ombra, un varco.   Benvenuti.   "È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante...

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