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Quando guardi il Mare, il Mare ti guarda dentro

Ci sono giorni in cui guardiamo il mare senza cercare niente. Restiamo lì . Seguiamo un’onda, poi un’altra. Lasciamo che lo sguardo arrivi fino all’orizzonte e per qualche minuto ci convinciamo di stare osservando qualcosa che è fuori da noi. Eppure succede una cosa strana. Più lo guardiamo, più cominciamo a guardarci dentro . Forse è per questo che al mare affidiamo pensieri che altrove facciamo fatica persino a formulare. Davanti a quella distesa enorme diventano improvvisamente più piccoli, oppure finalmente abbastanza grandi da poterli vedere. Il mare non risponde ma ascolta benissimo. Quando ho cominciato a immaginare Affidalo al Mare , pensavo soprattutto a chi avrebbe scritto una Bottiglia . A quella persona che, magari nel cuore della notte, avrebbe aperto una pagina bianca e scritto qualcosa che non aveva mai detto a nessuno. Una paura. Una rabbia. Una confessione. Una speranza un po’ stupida. Un ricordo che continua a fare male. Poi mi sono accorto che stavo guardando soltant...

1:42

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Tutti dormono.

Non io. Non i miei pensieri.

Si accendono alla fioca luce di un lume a forma di faro, acquistato a Lecce qualche anno fa. Ma poco importa.

Fuori è cominciato a piovere. Sembrava sereno.

Il suono della pioggia battente invade la camera e rompe i respiri.

Piove forte.

Poi ci sei tu che dormi, e forse sogni.

Mi chiedo dove sia finito il resto del mondo. Il faro proietta ombre lunghe, stanche, immobili. 

Forse sognare è solo un modo per mettersi al riparo, mentre io resto qui, a sentire il peso di ogni goccia che cade.

C'è un pensiero specifico che mi tiene compagnia in questa luce debole, o è solo il rumore della pioggia a dettare il ritmo?

È solo il vuoto della notte che scorre lenta e zittisce ogni cosa, tranne la pioggia che non riconosce l'ora 1:42.




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