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Verso il Salone del Libro 2026 (atto III)

Manca un giorno. Siamo agli sgoccioli. Le valigie si riempiono di cose. La testa di pensieri. Il futuro di sogni. C’è sempre qualcosa che sembra mancare all’ultimo momento. Un caricatore dimenticato. Una camicia da piegare. Un libro da sistemare meglio. Un dubbio che arriva puntuale, senza invito. Hai fatto tutto? Basterà? Piacerà? Qualcuno si fermerà davvero? Poi ti fermi un istante e realizzi che certi viaggi iniziano molto prima della partenza. Cominciano davanti a una pagina bianca. In una notte in cui un’idea decide di non lasciarti dormire. In tutte quelle volte in cui hai pensato “forse questa storia merita di esistere.” Domani partirò per il Salone Internazionale del Libro di Torino. Un luogo che, per chi ama scrivere e leggere, non è semplicemente una fiera. È una dimensione parallela fatta di carta, parole, incontri, voci, attese e possibilità. Quest’anno ci sarò con due libri profondamente diversi ma legati dallo stesso filo invisibile. "Fischio d’inizio", che parl...

1:42

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Tutti dormono.

Non io. Non i miei pensieri.

Si accendono alla fioca luce di un lume a forma di faro, acquistato a Lecce qualche anno fa. Ma poco importa.

Fuori è cominciato a piovere. Sembrava sereno.

Il suono della pioggia battente invade la camera e rompe i respiri.

Piove forte.

Poi ci sei tu che dormi, e forse sogni.

Mi chiedo dove sia finito il resto del mondo. Il faro proietta ombre lunghe, stanche, immobili. 

Forse sognare è solo un modo per mettersi al riparo, mentre io resto qui, a sentire il peso di ogni goccia che cade.

C'è un pensiero specifico che mi tiene compagnia in questa luce debole, o è solo il rumore della pioggia a dettare il ritmo?

È solo il vuoto della notte che scorre lenta e zittisce ogni cosa, tranne la pioggia che non riconosce l'ora 1:42.




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