Camminavo per la strada. Un passo dopo l'altro. Il caos della città faceva vibrare i palazzi. I grattacieli più alti, Facebook, Instagram, TikTok, illuminavano la notte. Ai loro piedi, la folla gridava. — Prendimi! — Scegli me! — Io! Io! Si accalcavano, si contorcevano, si fondevano fino a sembrare un'unica massa senza volto. Senza nome. Dai palazzi più bassi entravano e uscivano figure dal volto nascosto. Osservavano. Aspettavano. Tutti cercavano qualcosa. Tutti volevano qualcosa. Fu allora che una presenza si fermò davanti a me. Indossava un abito scuro. Il volto era indefinito. Mi fissò e disse: — Dammi una possibilità. Mi scostai. Non mi fidavo. La figura non si mosse. — Prima o poi tornerai. Proseguii senza voltarmi. Un brivido mi scosse la schiena. Fu allora che capii. Era il futuro. E se l'avessi compreso allora, gli avrei risposto di sì. Perché una possibilità a sé stessi non si dovrebbe negare mai. Il passato potrebbe rimpiangerlo. Tu lo vorresti?
Manca un giorno.
Siamo agli sgoccioli.
Le valigie si riempiono di cose.
La testa di pensieri.
Il futuro di sogni.
C’è sempre qualcosa che sembra mancare all’ultimo momento. Un caricatore dimenticato. Una camicia da piegare. Un libro da sistemare meglio. Un dubbio che arriva puntuale, senza invito.
Hai fatto tutto?
Basterà?
Piacerà?
Qualcuno si fermerà davvero?
Poi ti fermi un istante e realizzi che certi viaggi iniziano molto prima della partenza.
Cominciano davanti a una pagina bianca.
In una notte in cui un’idea decide di non lasciarti dormire.
In tutte quelle volte in cui hai pensato “forse questa storia merita di esistere.”
Domani partirò per il Salone Internazionale del Libro di Torino.
Un luogo che, per chi ama scrivere e leggere, non è semplicemente una fiera.
È una dimensione parallela fatta di carta, parole, incontri, voci, attese e possibilità.
Quest’anno ci sarò con due libri profondamente diversi ma legati dallo stesso filo invisibile.
"Fischio d’inizio", che parla ai genitori di sport, crescita, aspettative e del delicato equilibrio tra accompagnare e spingere.
"È solo questione di Algoritmo?", che affronta il rapporto tra uomo, tecnologia, attenzione e consapevolezza in un mondo progettato per catturarci.
Due percorsi diversi.
Una stessa domanda di fondo:
stiamo vivendo davvero in modo consapevole ciò che ci attraversa?
Ora manca un giorno.
In questo strano confine tra preparazione e partenza convivono entusiasmo, adrenalina, gratitudine e quella sottile paura che accompagna sempre le cose importanti.
Ma forse è proprio questo il segnale giusto.
Perché i sogni che non fanno tremare un po’… forse non stanno puntando abbastanza in alto.
Ci vediamo a Torino.

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