L'1:49 di un venerdì mattina. Dovrei dormire. Invece sto giocando con l'intelligenza artificiale. Le ho chiesto di trasformarmi in un personaggio anime. Poi ho aggiunto una bottiglia di birra con un'etichetta particolare: Cronache da mondi invisibili. Infine un ultimo dettaglio: il mio autografo sullo schermo, al contrario, come fanno gli sportivi quando, dopo una vittoria, firmano la telecamera. A un certo punto mi sono fermato. Mi sono chiesto: Perché lo sto facendo? Forse perché ogni tanto abbiamo bisogno di immaginarci un passo più avanti di dove siamo oggi. Non per fingere di essere arrivati ma per ricordarci dove stiamo andando. Quell'autografo non rappresenta una vittoria. Rappresenta un sogno che, almeno per qualche istante, ha smesso di sembrare soltanto un'idea. Forse è questo il bello della notte. Quando il mondo rallenta, la fantasia trova finalmente il coraggio di parlare. Magari domani quella stessa immagine mi farà sorridere. Oppure mi ricorderà che o...
Manca un giorno.
Siamo agli sgoccioli.
Le valigie si riempiono di cose.
La testa di pensieri.
Il futuro di sogni.
C’è sempre qualcosa che sembra mancare all’ultimo momento. Un caricatore dimenticato. Una camicia da piegare. Un libro da sistemare meglio. Un dubbio che arriva puntuale, senza invito.
Hai fatto tutto?
Basterà?
Piacerà?
Qualcuno si fermerà davvero?
Poi ti fermi un istante e realizzi che certi viaggi iniziano molto prima della partenza.
Cominciano davanti a una pagina bianca.
In una notte in cui un’idea decide di non lasciarti dormire.
In tutte quelle volte in cui hai pensato “forse questa storia merita di esistere.”
Domani partirò per il Salone Internazionale del Libro di Torino.
Un luogo che, per chi ama scrivere e leggere, non è semplicemente una fiera.
È una dimensione parallela fatta di carta, parole, incontri, voci, attese e possibilità.
Quest’anno ci sarò con due libri profondamente diversi ma legati dallo stesso filo invisibile.
"Fischio d’inizio", che parla ai genitori di sport, crescita, aspettative e del delicato equilibrio tra accompagnare e spingere.
"È solo questione di Algoritmo?", che affronta il rapporto tra uomo, tecnologia, attenzione e consapevolezza in un mondo progettato per catturarci.
Due percorsi diversi.
Una stessa domanda di fondo:
stiamo vivendo davvero in modo consapevole ciò che ci attraversa?
Ora manca un giorno.
In questo strano confine tra preparazione e partenza convivono entusiasmo, adrenalina, gratitudine e quella sottile paura che accompagna sempre le cose importanti.
Ma forse è proprio questo il segnale giusto.
Perché i sogni che non fanno tremare un po’… forse non stanno puntando abbastanza in alto.
Ci vediamo a Torino.

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