Passa ai contenuti principali

Le stelle che cadono non si fanno male

Si dice che quando si fissa una stella, essa si muova. È vero o almeno così mi è sembrato. La notte tra il 12 e il 13 agosto ho abbracciato il cielo, dopo tanto tempo. Lontano dalla città e dalle sue luci, mi sono disteso su una sdraio, come fosse un lettino. Gli occhi alla ricerca della prossima stella cadente e un paio di desideri sempre accesi, pronti per essere spesi. Ogni tanto una scia attraversava il cielo. Rapida. Il tempo di accorgermene e si era già spenta. Così ho cominciato a fare una cosa che non facevo da molti anni: ho scelto una stella e l'ho fissata Era luminosa. Più delle altre e mi è sembrato che si muovesse. Poi mi sono ricordato che lo facevo anche da bambino. Allora, però, non sapevo cosa fossero davvero le stelle cadenti.  Tutti le chiamavano stelle cadenti, perciò pensavo fossero stelle.  Durante le notti d'agosto ne sceglievo una particolarmente bella, la fissavo e speravo che cadesse. Non volevo vedere una qualunque stella cadente. Volevo che cadesse ...

La Primavera fuori. E dentro?

La primavera è arrivata e si sente nell'aria che cambia, nella luce che finalmente torna a farsi vedere e nelle giornate che non finiscono più. Eppure, nonostante fuori tutto sembri rigenerarsi, capita di sentirsi bloccati nelle solite abitudini, con gli stessi pensieri e quella stanchezza che non se ne va.

Ci piace raccontarci che basti un cambio di stagione per svoltare, che il calore del sole o un po' di colore in giro siano la cura a tutto, ma la realtà è un po' meno poetica di così. La verità è che la primavera non riesce a entrarti dentro se non decidi di farle spazio, e noi, di spazio, non ne lasciamo proprio più. Siamo costantemente sommersi dalle notifiche, dal rumore e da mille piccole cose inutili che però ci sembrano tutte urgentissime.

Il risultato è un contrasto strano: fuori fiorisce ogni cosa, mentre dentro di noi tutto resta fermo. Stare bene non è un processo automatico che scatta solo perché abbiamo girato la pagina del calendario. Succede piuttosto quando impariamo a fermarci, quando riusciamo a uscire di casa senza una meta precisa, resistendo alla voglia di controllare il telefono ogni due minuti.

A volte il segreto è togliere invece di aggiungere. Eliminare gli oggetti superflui, i pensieri pesanti e anche quelle persone che prosciugano le energie. Bisogna tornare ad ascoltare il corpo, camminare, respirare e arrivare a sera stanchi per aver vissuto davvero, non per lo stress. Si tratta di fare qualcosa di diverso, magari un gesto minuscolo e apparentemente inutile, ma capace di rompere la routine.

Soprattutto, significa saper stare in silenzio per il tempo necessario a sentire cosa si muove sotto tutto quel rumore di fondo. In fondo la primavera è solo un invito, non la soluzione definitiva, e se continuiamo a correre senza mai fermarci, rischiamo di non sentirla mai passare.



Commenti

Post popolari in questo blog

Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

                                                    SalTo 2026 📚 14-18 maggio.  Ci saremo! Fischio d’inizio  e   È solo questione di Algoritmo? 📚 Al Salone del Libro di Torino 2026 ci sarò io, e ci saranno loro. Due titoli. Ma in realtà, Francesco, al Salone porterà due facce della stessa domanda. Da una parte Fischio d'inizio : il rapporto umano. La crescita. I genitori. Le aspettative. Il modo in cui un sogno può essere sostenuto… o schiacciato. Dall’altra È solo questione di Algoritmo? : la pressione invisibile del presente. Le dinamiche che ci manipolano. La perdita di consapevolezza. Il rischio di diventare automatici. E la cosa interessante è che questi libri, apparentemente lontani, in realtà dialogano tra loro. Perché nel primo chiedi: “Stiamo ascoltando davvero i nostri figli?” Nel secondo: “Stiamo ascoltando davvero no...

Riflessione di un venerdì notte, ore 00.40

  Rendere grande il nome  è brillare come le stelle,  di luce propria,  ma senza abbaglio.   Perchè la vera grandezza non si impone, si rivela. E chi la incontra la riconosce, senza bisogno di spiegazioni.   Essere grandi non è imporsi, ma lasciare che la propria presenza parli per sé. Come una stella che brilla senza abbagliare, ma che chi guarda il cielo non può fare a meno di notare. La vera luce non ha bisogno di riflettori. È quella che nasce da dentro, che illumina il cammino senza accecare chi lo percorre accanto. È una luce che guida, non che domina. Chi brilla di luce propria lo fa con consapevolezza, con misura, con rispetto per lo spazio altrui. Essere grandi, allora, è un esercizio di equilibrio: tra presenza e umiltà, tra forza e gentilezza. È il coraggio di essere sé stessi senza travestimenti, senza clamore. È la capacità di lasciare che siano gli altri a riconoscere il valore, senza bisogno di proclamarlo. In fondo, le stelle più belle sono ...
 Benvenuto! Ci sono parole che non cercano pubblico, ma ascolto.   Ci sono storie che non iniziano con un incipit, ma con un respiro.   Questo blog nasce così: come uno spazio sospeso tra il detto e il non detto, tra il bisogno di scrivere e il silenzio che accompagna ogni parola. Mi chiamo Francesco Aurilio, ma qui non è il nome a contare.   È il viaggio.   Quello dello scrittore che annota, cancella, riscrive.   Quello del poeta che non cerca rime, ma verità.   Quello del lettore che si perde, e forse si ritrova. In questi diari troverete versi, frammenti, riflessioni.   A volte saranno bozzetti, altre volte confessioni.   Non prometto coerenza, ma presenza.   Non offro risposte, ma domande. Se siete qui, forse anche voi cercate qualcosa.   Una voce, un’ombra, un varco.   Benvenuti.   "È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante...