Se dovessi incontrarmi e sembrarti distratto, con la testa per aria, non preoccuparti.
Probabilmente sto lavorando.
È una strana forma di lavoro, lo ammetto. Da fuori può sembrare assenza. Uno sguardo perso oltre il finestrino dell'auto. Un silenzio improvviso durante una conversazione. Un'attenzione che si sposta verso dettagli apparentemente insignificanti. Una persona che osserva la gente passare senza dire una parola.
Eppure, proprio in quei momenti, spesso accade qualcosa.
Molti immaginano che le storie nascano davanti a una tastiera. Che uno scrittore si sieda, apra un documento vuoto e cominci a inventare. In realtà, almeno per me, il processo è molto diverso.
Le idee migliori raramente arrivano quando le sto cercando.
Arrivano mentre guido da solo lungo una strada familiare. Durante un viaggio.
Osservando sconosciuti seduti a un tavolino. Ascoltando una frase pronunciata per caso. Oppure mentre rimango in silenzio a fissare qualcosa che, per gli altri, non ha nulla di speciale.
Un vecchio edificio. Una panchina vuota. Una finestra illuminata nella notte.
Da qualche parte, senza preavviso, una domanda si accende.
Chi vive lì?
Dove sta andando quella persona?
Perché ha pronunciato proprio quella frase?
Ed ecco che la realtà comincia a trasformarsi.
Un volto diventa un personaggio. Una strada diventa un'ambientazione. Una domanda diventa una storia.
È in quei momenti che il cervello di uno scrittore apre il suo laboratorio. Un luogo invisibile dove le idee vengono smontate, osservate, combinate e ricostruite in forme nuove. Un laboratorio che non ha pareti, orari o indirizzi precisi.
Può trovarsi in automobile, in aeroporto, in una sala d'attesa o in mezzo alla folla di una città.
Per questo motivo ho imparato a non fidarmi troppo delle apparenze.
Una persona immobile non è necessariamente ferma.
Una persona silenziosa non è necessariamente assente.
A volte sta semplicemente costruendo qualcosa che ancora non esiste.
Un mondo. Un dialogo. Un personaggio. Una storia.
Per uno scrittore, spesso quello che sembra tempo perso è in realtà il momento più importante del processo creativo.
Perché prima che le parole arrivino sulla pagina, devono nascere da qualche parte.
E quel luogo, per me, ha un nome ben preciso.
Il laboratorio delle idee.

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