Passa ai contenuti principali

XVII Premio Internazionale Navarro

Ogni poesia nasce da una domanda. Poi diventa sensazione. Infine emozione. Alcune restano dentro di noi. Altre trovano voce. “Un giorno la Poesia salverà il Mondo” nasce da questo viaggio: da ciò che abita l’interiorità dell’uomo fino all’immensità del cosmo. Un percorso che mi ha portato a ricevere un riconoscimento che porterò con gratitudine: il 2° Premio ex aequo – Silloge Inedita al XVII Premio Internazionale Navarro , assegnato lo scorso 22 maggio a Sambuca di Sicilia. Ricordo bene quel viaggio in auto. La consapevolezza di essere tra i finalisti era già un’emozione intensa. Poi l’attesa. I nomi annunciati. E infine il mio. Secondo classificato. Un momento che custodirò a lungo. Non come un traguardo, ma come una tappa. Una conferma silenziosa che il percorso intrapreso merita di essere continuato. Da oggi questo libro è online. E, in qualche modo, non appartiene più soltanto a me. Se queste poesie sapranno raggiungere qualcuno, accendere una domanda o lasciare un’emozione, allor...

La Notte rotta

 

Cronache del Ciclo Perduto — Frammento I

Ciclo cosmico: 125

 

L’universo era giunto al termine del suo centoventicinquesimo ciclo.

Il cielo non si spezzava mai. Eppure cedeva, ancora.

L’ultimo strappo tremava, sospeso tra esistenza e silenzio, come una ferita che non voleva guarire.

Qualcosa, dall’altra parte, premeva ma non voleva entrare. Forse per ricominciare.

Il collasso non fu un’esplosione. Fu un respiro trattenuto troppo a lungo

che finalmente si lasciò andare.

 

I Custodi del Ciclo, coloro che vegliavano senza più ricordare perché, udirono il mutamento prima di vederlo.

Compresero il motivo. Non con la mente o con la logica ma con ciò che resta

quando ogni spiegazione si arrende.

 

Il ciclo stava per finire. Quello era l’ultimo strappo.

In quel vuoto che si richiudeva su sé stesso nacque qualcosa: l’alba della nuova notte.

Fu allora che i Custodi o ciò che ne rimaneva di loro, pronunciarono l’unica frase che attraversò il collasso:

«La notte non finisce. Cambia solo forma.»

E così avvenne. Per secoli.

 

L'ultimo Custode, colui che si reggeva in piedi innanzi allo strappo, sollevò lo sguardo verso la ferita che andava rimarginandosi.

Il peso del nuovo silenzio premeva contro le tempie. Non c’era terrore, solo una curiosità rassegnata.

Poi una voce, densa come il vuoto tra le stelle, vibrò nell’aria:

«Pensi che siamo stati noi a rompere il cielo?»

Il Custode scosse il capo, osservando i propri riflessi nell’acqua scura, e rispose:

«No. Il cielo era già fragile, noi abbiamo solo trovato la cucitura. Le pieghe del tempo e dello spazio.»

La voce tornò, più profonda:

«Eppure, ciò che vedi non ha né tempo e né spazio. Solo vuoto pieno di altro vuoto.»

Dalla tasca della sua tunica color argento, il Custode estrasse una clessidra.

«E questa? A cosa mi servirà adesso?»

«A misurare ciò che non può essere misurato.» rispose la voce.

Il Custode, rivolgendo l’oggetto al cielo ormai rimarginato «Allora riprendila. Per me non ha più alcun valore.»

Lo squarcio era scomparso.

 

La voce parlò ancora «Il valore delle cose non risiede nella loro utilità.»

«E in cosa?» chiese il Custode.

 

«In ciò che hanno donato

mentre esistevano.»

 


 

Commenti

Post popolari in questo blog

Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

                                                    SalTo 2026 📚 14-18 maggio.  Ci saremo! Fischio d’inizio  e   È solo questione di Algoritmo? 📚 Al Salone del Libro di Torino 2026 ci sarò io, e ci saranno loro. Due titoli. Ma in realtà, Francesco, al Salone porterà due facce della stessa domanda. Da una parte Fischio d'inizio : il rapporto umano. La crescita. I genitori. Le aspettative. Il modo in cui un sogno può essere sostenuto… o schiacciato. Dall’altra È solo questione di Algoritmo? : la pressione invisibile del presente. Le dinamiche che ci manipolano. La perdita di consapevolezza. Il rischio di diventare automatici. E la cosa interessante è che questi libri, apparentemente lontani, in realtà dialogano tra loro. Perché nel primo chiedi: “Stiamo ascoltando davvero i nostri figli?” Nel secondo: “Stiamo ascoltando davvero no...

Riflessione di un venerdì notte, ore 00.40

  Rendere grande il nome  è brillare come le stelle,  di luce propria,  ma senza abbaglio.   Perchè la vera grandezza non si impone, si rivela. E chi la incontra la riconosce, senza bisogno di spiegazioni.   Essere grandi non è imporsi, ma lasciare che la propria presenza parli per sé. Come una stella che brilla senza abbagliare, ma che chi guarda il cielo non può fare a meno di notare. La vera luce non ha bisogno di riflettori. È quella che nasce da dentro, che illumina il cammino senza accecare chi lo percorre accanto. È una luce che guida, non che domina. Chi brilla di luce propria lo fa con consapevolezza, con misura, con rispetto per lo spazio altrui. Essere grandi, allora, è un esercizio di equilibrio: tra presenza e umiltà, tra forza e gentilezza. È il coraggio di essere sé stessi senza travestimenti, senza clamore. È la capacità di lasciare che siano gli altri a riconoscere il valore, senza bisogno di proclamarlo. In fondo, le stelle più belle sono ...
 Benvenuto! Ci sono parole che non cercano pubblico, ma ascolto.   Ci sono storie che non iniziano con un incipit, ma con un respiro.   Questo blog nasce così: come uno spazio sospeso tra il detto e il non detto, tra il bisogno di scrivere e il silenzio che accompagna ogni parola. Mi chiamo Francesco Aurilio, ma qui non è il nome a contare.   È il viaggio.   Quello dello scrittore che annota, cancella, riscrive.   Quello del poeta che non cerca rime, ma verità.   Quello del lettore che si perde, e forse si ritrova. In questi diari troverete versi, frammenti, riflessioni.   A volte saranno bozzetti, altre volte confessioni.   Non prometto coerenza, ma presenza.   Non offro risposte, ma domande. Se siete qui, forse anche voi cercate qualcosa.   Una voce, un’ombra, un varco.   Benvenuti.   "È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante...