Ci sono luoghi che non ti visitano soltanto.
Ti attraversano.
Pensavo che il Salone Internazionale del Libro di Torino sarebbe stato questo: una bella esperienza, qualche incontro interessante, libri, corridoi affollati, foto, sorrisi, stanchezza.
Mi sbagliavo.
Perché a volte accade qualcosa che non avevi programmato.
Qualcosa che non entra in agenda. Qualcosa che non si lascia spiegare con la logica.
Un terremoto emotivo.
Torino ha fatto la sua parte.
Una città elegante, sospesa tra storia e movimento, capace di farti sentire contemporaneamente piccolo e pieno di possibilità.
Poi è arrivato il Salone e lì qualcosa si è spostato.
Non parlo solo dell’emozione di vedere i miei libri tra migliaia di altri titoli. Quello sarebbe già bastato.
Parlo di quella sensazione strana che si prova quando il mondo esterno sembra sincronizzarsi con qualcosa che avevi dentro da tempo.
Come se una parte della tua identità creativa, rimasta finora in una stanza privata, avesse deciso improvvisamente di uscire allo scoperto.
Scrivere è spesso un atto silenzioso. Solitario. Quasi invisibile.
Poi ti ritrovi in mezzo a migliaia di persone accomunate dalla stessa fame di storie, idee, parole.
E capisci che ciò che costruisci in silenzio può davvero incontrare qualcuno.
Ma non è finita qui.
Perché ci sono incontri, confronti, condivisioni di esperienze che arrivano senza preavviso e hanno il potere di alterare l’equilibrio interno.
Non sai bene se chiamarli coincidenze, segnali o semplicemente vita.
Sai solo che accadono. Quando succede, qualcosa cambia.
Torno da Torino con adrenalina addosso, nuove idee, voglia di creare, e quella sensazione destabilizzante che arriva quando percepisci che una nuova fase potrebbe essere appena iniziata.
Forse questo post non è un resoconto.
Forse è il verbale di una scossa sismica interiore.
E forse la vera domanda non è cosa è accaduto al Salone del Libro?
Ma:
Cosa ha smosso dentro di me?
Forse questo post è il verbale di una scossa interiore. Questo video, invece, è il suo epicentro.

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