Ci sono giorni in cui guardiamo il mare senza cercare niente. Restiamo lì . Seguiamo un’onda, poi un’altra. Lasciamo che lo sguardo arrivi fino all’orizzonte e per qualche minuto ci convinciamo di stare osservando qualcosa che è fuori da noi. Eppure succede una cosa strana. Più lo guardiamo, più cominciamo a guardarci dentro . Forse è per questo che al mare affidiamo pensieri che altrove facciamo fatica persino a formulare. Davanti a quella distesa enorme diventano improvvisamente più piccoli, oppure finalmente abbastanza grandi da poterli vedere. Il mare non risponde ma ascolta benissimo. Quando ho cominciato a immaginare Affidalo al Mare , pensavo soprattutto a chi avrebbe scritto una Bottiglia . A quella persona che, magari nel cuore della notte, avrebbe aperto una pagina bianca e scritto qualcosa che non aveva mai detto a nessuno. Una paura. Una rabbia. Una confessione. Una speranza un po’ stupida. Un ricordo che continua a fare male. Poi mi sono accorto che stavo guardando soltant...
Dopo mesi di idee, parole, revisioni, dubbi, attese e preparativi… eccomi qui.
Al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Ci sono luoghi che non sono semplici eventi.
Sono punti di incontro tra sogni, storie e possibilità .
Camminare qui dentro ha un effetto particolare: ti ricorda perché hai iniziato a scrivere.
Per raccontare.
Per lasciare domande.
Per creare connessioni.
Quest’anno porto con me Fischio d’inizio e È solo questione di Algoritmo?
Due libri diversi. Due percorsi. Una stessa voglia di dialogare con chi si fermerà .
E adesso si parte davvero.
Se siete al Salone, scrivetemi.






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