Si racconta che il primo a scrivere storie fosse un uomo a cui la propria vita stava stretta. Forse era stato tradito. Forse non era mai stato amato. O forse nessuno lo aveva mai visto davvero. Così inventò qualcuno che fosse migliore di lui. Gli diede coraggio quando lui aveva paura. Gli fece vincere ogni battaglia. Gli regalò il rispetto che non aveva mai ricevuto e l'amore che aveva sempre cercato. Quando terminò il racconto, sorrise. Finalmente esisteva un uomo capace di vivere la vita che lui aveva soltanto immaginato. Ma il primo lettore, dopo aver chiuso l'ultima pagina, gli disse: «Quale uomo attraversa il mondo senza essere sconfitto almeno una volta?» Un altro aggiunse: «Non sembra vivo. Sembra una macchina.» Quelle parole gli rimasero addosso più delle lodi che non aveva mai ricevuto. Passò molto tempo senza scrivere. Finché un giorno qualcuno bussò alla sua porta. Era un'anziana donna. Non disse il suo nome. Posò sul tavolo un foglio bianco, una piuma e un calam...
Dopo mesi di idee, parole, revisioni, dubbi, attese e preparativi… eccomi qui.
Al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Ci sono luoghi che non sono semplici eventi.
Sono punti di incontro tra sogni, storie e possibilità.
Camminare qui dentro ha un effetto particolare: ti ricorda perché hai iniziato a scrivere.
Per raccontare.
Per lasciare domande.
Per creare connessioni.
Quest’anno porto con me Fischio d’inizio e È solo questione di Algoritmo?
Due libri diversi. Due percorsi. Una stessa voglia di dialogare con chi si fermerà.
E adesso si parte davvero.
Se siete al Salone, scrivetemi.






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