Qualche giorno fa sono andato a una fiera quasi per caso. Non avevo programmato nulla.
Ho incontrato una persona, le ho raccontato un mio progetto e da quella conversazione è nato qualcosa che non avrei mai potuto prevedere.
Forse è anche per questo che oggi ho preso un aereo e sono arrivato fino a Mirano con una valigia, i miei libri e una scatola piena di piccoli messaggi in bottiglia.
Ho pensato: chissà. Chissà chi incontrerò. Chissà chi prenderà in mano un mio libro. Chissà chi pescherà una Bottiglia. Chissà quale porta potrebbe aprirsi.
Non è successo.
Il pubblico era lì soprattutto per altro. Noi eravamo quattro autori, con i nostri libri su un tavolo, in un contesto che probabilmente non era quello giusto per noi.
Per qualche ora ho pensato di aver fatto una cazzata.
Poi stasera, seduto da solo davanti a una birra, ho ripensato a una persona. È rimasta con noi per buona parte della giornata. Ha comprato una copia di "È solo questione di Algoritmo?", mi ha chiesto una dedica, ha ascoltato mentre parlavo dei miei libri e dei miei progetti. Aveva negli occhi un entusiasmo che, lì per lì, mi era sembrato quasi buffo.
Mi guardava come se davanti avesse uno scrittore famoso.
Poi ho capito una cosa. Non gli importava che fossi famoso. Gli interessava quello che avevo da raccontare.
Forse continuo a commettere l'errore di guardare tutti quelli che non si fermano e troppo poco quelli che lo fanno.
Oggi non è andata come speravo. E no, non voglio raccontarmi che sia stato comunque un successo. La prossima volta sceglierò meglio dove investire tempo, soldi ed energie.
Poi ho smesso di chiedermi se fosse valsa la pena venire fin qui. Ho cominciato a camminare. E per una sera, senza averlo programmato, sono stato semplicemente a Mirano.
Continuerò a partire, ogni tanto, per un chissà. Perché non tutte le volte troverò qualcosa ma se smettessi di andare, sarei certo di non trovarlo mai.

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