Passa ai contenuti principali

Quando guardi il Mare, il Mare ti guarda dentro

Ci sono giorni in cui guardiamo il mare senza cercare niente. Restiamo lì . Seguiamo un’onda, poi un’altra. Lasciamo che lo sguardo arrivi fino all’orizzonte e per qualche minuto ci convinciamo di stare osservando qualcosa che è fuori da noi. Eppure succede una cosa strana. Più lo guardiamo, più cominciamo a guardarci dentro . Forse è per questo che al mare affidiamo pensieri che altrove facciamo fatica persino a formulare. Davanti a quella distesa enorme diventano improvvisamente più piccoli, oppure finalmente abbastanza grandi da poterli vedere. Il mare non risponde ma ascolta benissimo. Quando ho cominciato a immaginare Affidalo al Mare , pensavo soprattutto a chi avrebbe scritto una Bottiglia . A quella persona che, magari nel cuore della notte, avrebbe aperto una pagina bianca e scritto qualcosa che non aveva mai detto a nessuno. Una paura. Una rabbia. Una confessione. Una speranza un po’ stupida. Un ricordo che continua a fare male. Poi mi sono accorto che stavo guardando soltant...

Quando guardi il Mare, il Mare ti guarda dentro

Ci sono giorni in cui guardiamo il mare senza cercare niente.

Restiamo lì. Seguiamo un’onda, poi un’altra. Lasciamo che lo sguardo arrivi fino all’orizzonte e per qualche minuto ci convinciamo di stare osservando qualcosa che è fuori da noi.

Eppure succede una cosa strana.

Più lo guardiamo, più cominciamo a guardarci dentro.

Forse è per questo che al mare affidiamo pensieri che altrove facciamo fatica persino a formulare. Davanti a quella distesa enorme diventano improvvisamente più piccoli, oppure finalmente abbastanza grandi da poterli vedere.

Il mare non risponde ma ascolta benissimo.

Quando ho cominciato a immaginare Affidalo al Mare, pensavo soprattutto a chi avrebbe scritto una Bottiglia.

A quella persona che, magari nel cuore della notte, avrebbe aperto una pagina bianca e scritto qualcosa che non aveva mai detto a nessuno.

Una paura.

Una rabbia.

Una confessione.

Una speranza un po’ stupida.

Un ricordo che continua a fare male.

Poi mi sono accorto che stavo guardando soltanto metà del viaggio. Perché da qualche parte, dall’altra parte del Mare, ci sarebbe stata un’altra persona. Uno sconosciuto che avrebbe letto. Le parole degli altri parlano anche di noi.

Immagina di ricevere una Bottiglia che dice:

"Sono circondato da persone che mi vogliono bene. Eppure mi sento terribilmente solo."

Non sai chi l’abbia scritta. Non sai quanti anni abbia. Non conosci il suo volto, il suo lavoro, la sua storia. Non puoi aprire il suo profilo per capire chi sia. Non puoi contare i suoi follower, guardare le sue fotografie o decidere quanto quella persona ti somigli.

Hai soltanto quelle parole e allora può succedere qualcosa. Potresti pensare a una sera di molti anni fa.

A un luogo, a una persona che non senti più, oppure potresti semplicemente riconoscere quella sensazione.

Ed ecco il cortocircuito che mi affascina di più: eri entrato nel Mare per leggere qualcuno e hai finito per incontrare qualcosa di te.

È questo che nessun algoritmo potrebbe scegliere al posto tuo. Il Mare non vuole sapere cosa ti piace.

Gran parte di ciò che incontriamo online è stato scelto per noi.

Nel Mare vorrei provare a fare il contrario. Il Mare non deve sapere quale Bottiglia potrebbe piacerti Non deve cercare qualcuno della tua età, della tua città o con i tuoi stessi interessi. Deve esserci anche il caso. Perché forse abbiamo smesso di concedergli abbastanza spazio.

Una Bottiglia potrebbe arrivarti e non riguardarti affatto. Potresti non comprenderla. Potresti scegliere di rimetterla in Mare. Oppure potrebbe arrivare una frase scritta da qualcuno con cui, nella vita reale, non avresti mai parlato.

E quella frase potrebbe fermarti.

C'è un'altra cosa a cui tengo.

Nel Mare non vorrei che incontrassimo persone. Vorrei che incontrassimo parole.

Sembra una distinzione minuscola. Per me non lo è.

Quando sappiamo chi sta parlando, insieme alle sue parole arrivano inevitabilmente molte altre cose: il volto, l'età, il modo di vestirsi, il lavoro, le idee che conosciamo di quella persona, quello che pensiamo di lei.

Prima ancora di ascoltare, abbiamo già cominciato a giudicare.

Una Bottiglia prova a togliere tutto questo. Rimane una frase e davanti a quella frase siamo un po’ più soli. Forse anche un po’ più sinceri.

Il Mare ti guarda dentro.

All'inizio pensavo che Affidalo al Mare sarebbe stato soprattutto un posto dove lasciare qualcosa. Adesso credo che possa essere anche un posto dove trovare qualcosa.

Per qualche istante non stai più guardando il Mare. È il Mare che sta guardando dentro di te.


Affidalo al Mare accoglierà presto le bottiglie di tutti. Se vuoi sapere quando arriverà la Prima Marea, puoi lasciare la tua email. 

www.affidaloalmare.it


 

Commenti

Post popolari in questo blog

Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

                                                    SalTo 2026 📚 14-18 maggio.  Ci saremo! Fischio d’inizio  e   È solo questione di Algoritmo? 📚 Al Salone del Libro di Torino 2026 ci sarò io, e ci saranno loro. Due titoli. Ma in realtà, Francesco, al Salone porterà due facce della stessa domanda. Da una parte Fischio d'inizio : il rapporto umano. La crescita. I genitori. Le aspettative. Il modo in cui un sogno può essere sostenuto… o schiacciato. Dall’altra È solo questione di Algoritmo? : la pressione invisibile del presente. Le dinamiche che ci manipolano. La perdita di consapevolezza. Il rischio di diventare automatici. E la cosa interessante è che questi libri, apparentemente lontani, in realtà dialogano tra loro. Perché nel primo chiedi: “Stiamo ascoltando davvero i nostri figli?” Nel secondo: “Stiamo ascoltando davvero no...

Riflessione di un venerdì notte, ore 00.40

  Rendere grande il nome  è brillare come le stelle,  di luce propria,  ma senza abbaglio.   Perchè la vera grandezza non si impone, si rivela. E chi la incontra la riconosce, senza bisogno di spiegazioni.   Essere grandi non è imporsi, ma lasciare che la propria presenza parli per sé. Come una stella che brilla senza abbagliare, ma che chi guarda il cielo non può fare a meno di notare. La vera luce non ha bisogno di riflettori. È quella che nasce da dentro, che illumina il cammino senza accecare chi lo percorre accanto. È una luce che guida, non che domina. Chi brilla di luce propria lo fa con consapevolezza, con misura, con rispetto per lo spazio altrui. Essere grandi, allora, è un esercizio di equilibrio: tra presenza e umiltà, tra forza e gentilezza. È il coraggio di essere sé stessi senza travestimenti, senza clamore. È la capacità di lasciare che siano gli altri a riconoscere il valore, senza bisogno di proclamarlo. In fondo, le stelle più belle sono ...
 Benvenuto! Ci sono parole che non cercano pubblico, ma ascolto.   Ci sono storie che non iniziano con un incipit, ma con un respiro.   Questo blog nasce così: come uno spazio sospeso tra il detto e il non detto, tra il bisogno di scrivere e il silenzio che accompagna ogni parola. Mi chiamo Francesco Aurilio, ma qui non è il nome a contare.   È il viaggio.   Quello dello scrittore che annota, cancella, riscrive.   Quello del poeta che non cerca rime, ma verità.   Quello del lettore che si perde, e forse si ritrova. In questi diari troverete versi, frammenti, riflessioni.   A volte saranno bozzetti, altre volte confessioni.   Non prometto coerenza, ma presenza.   Non offro risposte, ma domande. Se siete qui, forse anche voi cercate qualcosa.   Una voce, un’ombra, un varco.   Benvenuti.   "È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante...