Qualche giorno fa sono andato a una fiera quasi per caso. Non avevo programmato nulla. Ho incontrato una persona, le ho raccontato un mio progetto e da quella conversazione è nato qualcosa che non avrei mai potuto prevedere. Forse è anche per questo che oggi ho preso un aereo e sono arrivato fino a Mirano con una valigia, i miei libri e una scatola piena di piccoli messaggi in bottiglia. Ho pensato: chissà. Chissà chi incontrerò. Chissà chi prenderà in mano un mio libro. Chissà chi pescherà una Bottiglia. Chissà quale porta potrebbe aprirsi. Non è successo. Il pubblico era lì soprattutto per altro. Noi eravamo quattro autori, con i nostri libri su un tavolo, in un contesto che probabilmente non era quello giusto per noi. Per qualche ora ho pensato di aver fatto una cazzata. Poi stasera, seduto da solo davanti a una birra, ho ripensato a una persona. È rimasta con noi per buona parte della giornata. Ha comprato una copia di "È solo questione di Algoritmo?", mi ha chiesto una ...
Ciao. Ti stavo aspettando. Ti ho riservato un posto. Cosa bevi? Ottima scelta. Barista… due. Anche tu da queste parti? Eh, lo so. Ogni tanto succede. Ci perdiamo… e poi, senza sapere come, ci ritroviamo. È strano, vero? Passa così tanto tempo che finiamo per sembrare sconosciuti. E dimmi… cosa hai fatto in tutti questi anni? Io? Ho fatto quello che faccio sempre. Ho costruito mondi che non esistono… per provare a capire meglio quello che esiste. Tipo questo. Che dici… ti piace? Ci sto lavorando. Non per farci stare tutti. Solo chi ha voglia di fermarsi davvero. Qui non si passa per caso. O meglio… ci si passa. Ma poi si resta solo se qualcosa dentro si muove. Io scrivo quello che sento. Senza filtri, senza fretta. Se ti va… resta. Altrimenti beviamo e basta. Buona vita!